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Visualizzazione dei post da febbraio, 2012

Domenica d'agosto

Da bambino aspettavo la domenica per andare al mare a Ostia con tutta la famiglia. Non accadeva spesso di andare tutti poiché mio padre lavorava anche la domenica, faceva il cuoco. Ad agosto però prendeva le ferie e ogni volta era un'occasione speciale, una specie d'avventura. Capitava poi che s'unissero a noi anche i parenti acquisiti: la famiglia del fidanzato di mia sorella o altri parenti giunti dalla Francia. La partenza era all'alba per evitare la fila mostruosa e la canicola, ma la fila iniziava già sotto casa e s'otteneva solo di dormir di meno. Automobili colme di vettovaglie e famiglie d'esseri umani stipati nelle seicento o in altre utilitarie senza aria condizionata incolonnate e roventi. Mio padre aveva la Cortina che era grande e ci si stava in otto. Col tavolino pieghevole sul tetto e il caldo, a passo d'uomo sulla Colombo. Il portabagagli colmo della sussistenza e il gigantesco cocomero, comprato a Porta Metronia, sulle gambe di ...

epitaffio

a te che passi con le mani in tasca spensierato lungo questo solco beato miri questa mia lapide e leggi quel ch'io t'ho scritto hai ragione d'esser contento e sorridi pure allegramente della morte mia che puoi vedere poiché son qui a raccontarti dell'arco mio che s'è compiuto in incoccate mille frecce di colori vivi delle piume e un mirato anelito obiettivo fissato in punta con l'orgoglio dardi che son scoccati vispi in mille indifferenti direzioni alcuni infranti contro rocce altri andati persi nell'universo qualcuno s'è puntato saldo nel legno morbido d'amore altri ancora han ferito il seno come daga ch'uccide cuore tutto questo, amico mio, ho elargito e ricambiato ricevuto in egual misura per il miele c'ho gustato e che in fecal conio m'è porta la stura - in veleno amaro e nero - che indietro m'è tornato io che di mille errori son l'eroe dello sbando son condottiero erudito ti dico eppure serio n...

"lo ricorderò per sempre, lo ricorderai per sempre"

geloso - mattia pascal - conserva ancora le tue frasi e quando voglio egli mi racconta di quel giorno con le stesse tue parole in una pessima grafia quel giorno quel giorno divenni grande e tu alle mie spalle m'ascoltavi brillò la sorpresa nei tuoi occhi e da essi ebbi il regalo più bello in una tua lacrima che fu il mio premio mentre scivolava sul tuo volto conserverò quel giorno quel libro le tue parole e lo stupore sul tuo viso e nemmeno il tempo potrà cancellare quel giorno dalle pagine di Pirandello

felicità

è un fascio di luce - la felicità - che colora il buio in cui la paura la solitudine e la tristezza - compagne d'un gioco affollato dai mostri della memoria - sono dissolte dalla tua presenza dimenticate dal tuo pensiero m'hai preso per mano e ho smesso di giocare quel gioco fuggendo il dolore attraverso la finestra che m'hai aperto guardandomi dentro improvvisamente respiro quel che resta del mio tempo che - da inutile fiume in secca - torna ad esser torrente e ho dato il tuo nome alla gioia

l'eterno

illusorie policrome farfalle dipingono l'aria di breve vita sagge tartarughe nel loro carapace muovono lentamente la propria longevità spensierata primordiale ignoranza del vano senso dell'eternità quattordici punto due miliardi d'anni parabola temporale - enormità! - quattro punto otto miliardi d'anni parabola nella parabola in questo punto d'universo ch'è solo culla di bimbo che alla vita s'appresta chiesi alla farfalla, cos'è eterno? mi rispose: domani! chiesi alla tartaruga, cos'è eterno? mi rispose: mai! paolo e francesca ditemi cos'è eterno unisona risposta: amore e passione! inseguendosi eternamente ripresero a fluttuare dimmi, moebius, cos'è eterno? sorridendo stravolse il cerchio e allegramente per qualche ora vi passeggiò all'infinito nietzsche tornò stanco dalla propria agognata convinta eternità non mi rispose nell'angoscia che t'opprime munch di troppe eternità spezzate tu trovi l...

tempo perso

scrivo poesie perché è facile perché scrivere giustifica i sentimenti colma la solitudine combatte i dubbi sfoga la rabbia scrivo poesie perché penso a te e ogni pensiero lega con l'altro formando versi che rigo dopo rigo leggo e rileggo nel desiderio di te scrivo poesie perché è stupido perché anch'io lo sono e stoltamente me ne compiaccio fuggire la realtà chiudere la mente e il cuore alla razionalità scrivo poesie perché un raggio di sole ha sempre la sua nuvola che passa l'oscura e toglie calore quella brezza carezzevole ora sferza il viso con mano gelida scrivo poesie perché ti amo perché ti odio perché ci sei tu o forse perché non ci sei più scrivo poesie a tempo perso

l'anno che verrà

innumerevoli son passati sotto il continuo schioccare dei giorni ognuno ha promesso e disatteso minacciato molto più spesso quel che credevo buono - il precedente - s'è rivelato malato e questo che sta finendo non l'ha curato e muore peggio di come s'è presentato il prossimo forse sarà la fine e nascerà già aborto tanto per gradire

elogio dell'immobilità

un'illusione immortale accompagna sogni di progresso che si dissolvono puntualmente ad ogni brusco risveglio un'illusione stoica si nutre del desiderio di libertà [in]opportune tesi d'uguaglianza spazzate via dal vento di mulini un'illusione folle forgia eroi senza nome tabernacoli di idee futuriste martiri dal cuore ingenuo un'illusione delusa dalla propria inutilità all'interno di media globali che imprigionano la fantasia un'illusione dimenticata lascia un vuoto triste che come sabbie mobili ci sta inghiottendo

telecomando io?

e mo' m'adagio sur sofà co 'r telecomando 'n mano dinnanzi ar dio televisore straccio floscio me devo da riposa' dop'esseme scajato 'na pagnotta de' sudore ch'é da stamane all'alba che sto a fatica' dicenno sempre si ar sor padrone che mo' puro dar plasma pe' l'abbitudine stasera me vojo sentì chiama' cojone!

inno alla Boria n. 2

di rimedi n'è colma la farmacia sonniferi e calmanti nei cassetti in ordine alfabetico stretti stretti potran curarti la megalomania se la depressione e la malinconia posson far dire cose che non t'aspetti scriverle, poi, aumenta i tuoi difetti palesando spocchia e millanteria io scrivo - vano - solo per diletto - spesso i miei versi non son buoni - e l'aurea immeritata non m'aspetto tu - che te la canti e te la suoni - di certo non t'è fiore l'intelletto e cio che scrivi lo sputi nei tromboni

inno alla Boria n. 1

seppure mostri un'umana sembianza della scimmia conservi l'intelletto logica e ragione ti fan difetto e d'aria fritta tieni l'importanza di falso giudice porti l'arroganza e vomiti sentenze per dispetto per la gente dimentichi rispetto levitando per troppa tracotanza sei leone deficiente di coraggio e d'astuzia di volpe assai carente d'umano hai solamente ripugnanza del potere sei servo umil'e paggio e raccogli molliche o quasi niente sei solo un luminare d'ignoranza

periodo rosa antico

se mi chiami amore non ti rispondo e non cercarlo in me poiché d'esso non troverai traccia irto di spine foresta di rovi questo è stato e in esso affondai ma pulsa ancora il mio quore pesto respira forte e si dibatte invano odia e ama mormorando piano parole ad un sordo di lama lesto se mi chiami amore non ti rispondo ma te lo offro - il quore - o almeno ciò che resta

voi fate della mia casa di preghiera un covo di ladri

bianche ali di colomba Benedetta sulle coste siciliane planano lievi in toga di rubini d'oro e vanità colui ch'è Servo di Ultimi e Miserabili s'appresta a mostrar la propria epifania su un ostentato papamobile trono un corteo di asserviti laici lacchè - nelle vie di Palermo - e le parole di Matteo restano appese strappate verità dalla censura vaticana di una stuprata repubblicana castità Bruciano le coscienze d'un popolo inerme di giusti sopraffatti ch'Egli ammonisce minaccioso col Pastorale diamantato nel pugno della mano ch'offre al bacio genuflesso ad indicar la via d'espiazione altrui che per la propria non ha la soluzione

poesia per l'ora di pranzo

n'er tegame cor coperchio co' l'oio l'ajo e cor peperoncino d'erbetta tritace 'n mazzetto pe' copri' le vongole che già c'hai messo e - si te ce piace - puro 'n pommidoretto accenni er foco e fall'anna' finché - cor piccantino bollente - ogni vongola nun s'apre pe morì e quanno che poi tutte so' schiattate - n'er sughetto - falle 'nsaporì i vermicelli c'hai lessato dar pentolone l'hai torti crudi e mo' né la padella - pe du' minuti - falli riggirà pe' poi lassalli 'n minuto a riposa' me raccomando lassac'er sughetto che quanno so' n'er piatto t'hai da lecca' le recchie p'er diletto

improselitutine

signora d'animo combattivo e fiero t'ergi capitana di un popolo crociato e il vessillo brandisci con cuore cieco per indicar la strada col terrore del fuoco eterno ch'è mia ambizione e bieco giova al tuo tormento quel cielo grigio che ti porti dietro e che del sol dell'universo il lume t'impedisce di goderne il sollievo e io - che ero pure comunista - per superstizione mi giro un momentino e scongiuro con discrezione

alba

con le nocche delle dita stropiccio gli occhi e l'alito del buio ancora mi scalda il collo la luna fa paura e non m'è amica toglie il fiato nel tentativo di risveglio dall'ultimo incubo è bello rivederti e sentirti dopo la notte che m'ha sfiorato ed è un tiepido sole del mattino la voce della tua pelle

vertigini

senza mani sulla mia bicicletta fendo l'aria con braccia spalancate gli occhi fissi su rette intersecate conducono il cammino senza fretta equilibrista su un filo di seta in bilico su un precipizio vuoto fin dove un improbabile asintoto genera una vertigine consueta li - dove s'allineano mondi diversi - in costante moto d'orbite ad oltranza è la volontà che promuove l'azione e sorrido pedalando l'emozione mentre percorro e copro la distanza della sintesi d'infiniti universi

impalpabile

impalpabile come il bacio dell'aurora sull'erezione del mattino impalpabile come un impudico pensiero che ti sfiora dolce il viso impalpabile come la carezza del vento sul prato che accoglie le tue natiche nude impalpabile nell'allegria del vino o nel profumo denso d'un sogno proibito impalpabile nella notte di buio intenso d'un desiderio inespresso impalpabile poiché non ti fai palpare :(

vivere

alla ricerca d'attuazione del precetto etico e supremo stoicismo del vivere mite nel caos della conoscenza secondo follia natura contrappongo ratio senile sintesi di sapienza - esperienza - di vecchio sciocco che d'infante rimpiange perdute ingenuità

il paese

dal grembo tuo seconda vita mi desti di bimbo d'uomo adulto calor materno d'antiche mura vicoli silenti di paese spento m'offrono pace e limoncello con un sorriso di donna anziana due pomodori aglio e basilico semplici figli della terra irpina che nel piatto son gran signori sfamano lauti con allegria riscaldando tavole e cuori pane caldo domenica mattina la pizza e i taralli d'anzivino profumo d'olio e caldarroste - e di legna arsa nei camini - fuori nella neve alta il paese, terra di sorgenti acque limpide e fresche sorgono dissetando vigne e il vino rosso forte e allegro portato via dalla sua terra vien colto da una malinconica tristezza e muta in ottimo aceto fraterni abbracci nel saluto d'amici spesso sconosciuti e stringere la mano - quella che non c'è - m'è più caro di mille carezze il vento travolge i monti e la valle sferzando l'anima di chi l'ascolta sibilare con antica voce contadina raccontar nov...

cenere

notte d'infinito sonno questo cielo malato di incubi trasparenti che sopravvivono al risveglio gote bagnate da lacrime impotenti eroi di cartapesta sordi e muti osservano nuvole di cenere con le braccia alzate notte di follia e sangue crudo è l'Eclissi che oscura la mente di mentecatti amministratori un Potere medievale uccide l'agnello sull'altare d'un lupo e alla fine solo una vana speranza il tepore d'albeggio

orbite sconosciute

oltre la finestra che dalla tua mente alla ricerca d'un nome d'una forma - oppure - d'un significato s'affaccia tra le orbite di quel che ignori l'universo dipinto dalle tue idee diviene piccolo piccolo e per quanto grande tu senta d'essere oltre il tuo naso non scorgi alcuna stella

la mia migliore amica

la mia migliore amica è quella che è sempre lì che aspetta paziente il mio arrivo quella che non m'ha tradito mai e m'è stata fedele al fianco anche ogni volta che l'ho ignorata quella che mi sarà accanto fino alla fine del mio tempo e proprio quando ne avro bisogno mi darà l'ultimo bacio prendendomi per mano a samarcanda

che caldo!

di questa calura non ne posso più, le membra ardono nell'abbraccio dei quarantatre gradi suppergiù tra le calde tue carezze giaccio le mani dolci scorrono lievi e vorrei fossero di ghiaccio pensieri volano su fresche pievi sudore che riempie le lenzuola con gocce che non offrono sollievi nudi e senz'alcuna pezzuola, sale che brucia acido sulla pelle madida lucida buccia creola notte d'afa questa con poche stelle distrattamente cavalch'il perno che fatic'a star ritto e par imbelle luna in cielo quaggiù l'inferno tesoro mio sto soccombendo per far l'amor aspettiam l'inverno

io & kitty

sul balcone io e la mia gatta guardiamo il paesaggio davanti a noi colline paesi città sparsi disordinatamente lungo l'orizzonte mentre il disco di tiepida luce ormai di un rosarancio tenue muove le ultime silenziose ombre di un malinconico crepuscolo la mia gatta si gira mi guarda distrattamente anch'io faccio lo stesso poi torna a fissare il mondo anch'io la mia gatta però guarda più lontano di me io ho davanti agli occhi il tuo viso

molotov

si prenda di vetro la bottiglia vuota d'una multinazionale (coca cola ad esempio le fa bene proprio niente male!) e con la sperequazione diffusa nel sociale la si riempia di questo combustibile vi s'inzuppi poi lo straccio dell'umana dignità ed infine s'accenda la miccia col fuoco della rabbia che arde d'ingiustizia * * * ma si trovano anche bell'e pronte preparate dalle banche e dai governi per l'iniqua politica del capitale

il bruchino frettoloso

un bruco piccolino ch'era ansioso d'esser grande nel lento suo cammino fremeva diventar farfalla sognava ali colorate e voli alti su nel cielo per dipingere l'aria e finanche il mondo intero  e intanto si perdeva - col nasino tirato su' - la terra, la scoperta, tanti giochi e anche più ed arrivò il momento bello che felice nell'alba spiegò le ali e uscì volando dal baccello per tutt'i punti cardinali  era davvero assai contento d'aver scordato il tempo perso in attesa di quel'istante che già nel volger era consumato con il sole del tramonto ora che finalmente era cresciuto

amica mia

mi svegli dolce compagna - calda e profumata - con le tue forme tonde e morbide ogni mattina per proseguire poi il sogno appena interrotto con la carezza del primo bacio di porcellana bianca (alla mia tazzina di caffé)

tutta corpa de li santi

s'io fossi dio (e nun lo sono) dopo ave' cacato sto pianeta nostro m'aggrapperei allo sciacquone p'er collo 'ncravattato s'io fossi la madonna invece madre de tutti 'sti fij de na mignotta m'annerei a nisconne sotto 'n treno pe' la vergogna de 'sta progenie ma siccome la gramigna nun c'ha bisogno der concime e vie' su' da sola ch'è 'na meravija è 'nutile attaccasse a li santi pe' da' la colpa sempre a quarcun'altro