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Visualizzazione dei post da novembre, 2013

nuove povertà crescono

noi qui fuori del Palazzo con le scarpe rotte e i nostri figli senza libri senza scuole e senza pane noi qui fuori a prender freddo con vecchi stracci per vestiti senza lavoro e senza tetto e nessun futuro che ci aspetta noi che viviamo questa vita a rincorrere il salario o lo stipendio a fine mese e chi il ventisette non ce l'ha noi che siamo la nostra gente così distanti dal Potere e da quel pane che non sfama le pance piene dei corrotti noi orgogliosi d'esser poveri così diversi dai potenti con solo la nostra immagine riflessa nello specchio noi coglioni che votiamo sempre e per gli stessi deliquenti con uno sputo di dignità addosso ed un sogno di Rivoluzione dentro al petto

caro presidente

caro presidente la mafia non esiste figuriamoci poi i rapporti tra Ella e i suoi padrini "nulla da riferire" la si legge tra le righe e nulla ha pur da dire anche chi pasce d'omertà facciamola finita con questa storia inutile poiché son solo chiacchiere che servono a riempir giornali i magistrati poi che cosa stanno a fare? se tutto il parlamento è complice del malaffare caro presidente dal seme malato cresce un frutto avariato e non si stupisca troppo se questa repubblica è un agonizzante aborto

scorie

non volano i somari e la monnezza ancora regge sovrana per le vie della città con i semi sotterrata malati cresceranno i frutti e i morti per tumore assieme a illeciti profitti camorra ndrangheta e sacra corona unita assessori accomodanti amici degli amici sindaci e parenti tutti insieme a far baccano nelle strade della gente in comizi e gran galà nei pressi d'elezioni ma hai voglia a dare botte col bastone ad un asino cocciuto si consumerà di certo il legno ma il mulo non sarà mai cavallo

viva l'italia

corrotti e malfattori nelle stanze del potere e nel governo complice ne prestigio o nobiltà istituzioni complici di inquinate ideologie al soldo del denaro d'amici e di favori l'economia che arranca per tasche troppo gonfie di beni rubati dai ministri alla fame della povera gente il sentimento civico s'è perso nell'accidia e la democrazia agonizza nelle bocche degli stolti e questo Presidente stoltamente ribadito non vuol parlare della Mafia e le collusioni restano segrete nei corridoi oscuri dello Stato

tu ed io

è tutto ciò che vedo attraverso veloci fotogrammi e immagini ardite d'un film ch'è solo mio dilettanti allo sbaraglio sul palco dell'emozione a recitare a braccio la rispettiva parte assegnataci dai Sensi ed io mi perdo e mi ritrovo come e quando voglio io e son comparsa o prim'attore in ogni scena insieme a te regista per gioco o magari per davvero ho scritto il copione d'ogni mio desiderio fino al culmine del brivido della trama nel mio sogno e scorretto nel finale (o forse solo un po' furbetto) t'ho disegnato il ruolo addosso per quel che piace a me

Pirandello e la Costituzione

Un’interessante svolta “futurista”, di valore pari solo alla transizione gotico-rinascimentale nel campo della pittura, è data al teatro, fino ad allora “bidimensionale”, da una intuizione di Luigi Pirandello che applica al palcoscenico un’assoluta innovazione. La giovane poetica teatrale pirandelliana costruisce già sul set di “così è (se vi pare)” nel 1917 un piano recitativo multilivello: ad una espressione terrena in cui la prosa narra vicende ordinarie affianca un livello metafisico, forse suggerito dalla conoscenza di Freud e della psicanalisi in quel periodo, che verte sul dubbio, sul sospetto e su alcuni comportamenti dell’animo umano in particolari situazioni. Alcuni anni dopo “Sei personaggi in cerca di autore” è l’opera con cui, Pirandello, sigilla un nuovissimo linguaggio teatrale precursore di un genere teatrale che dagli anni 20 ha affascinato scrittori, drammaturghi e registi. Questa soluzione consiste nel porre sul palco assieme al protagonista i personaggi della sua ...
in fondo sei me che mi guardi dallo specchio la metà esatta d'un frutto e di un albero le foglie in un giardino sei il fruscio d'un salice che sfiora coi rami un piccolo stagno e il libro che accarezzo leggendo sulla panchina all'ombra dell'estate sei le pagine che volto e la saliva sulle dita sei l'assenza di stelle nel cielo troppo scuro di un desiderio strozzato nero come l'inchiostro che su di te scivola testardo ed infine di me sei pure il vuoto stesso che di te m'avvolge quando ti vorrei e non ci sei
essere per te l'unico presente invece che un passato solo un fantastico futuro ancora da scoprire basta anche solo immaginarlo eppure questo m'appartiene tanto che sogno spesso tutto di te la notte appeso a questo istante
col dito m'indichi il mare capriccioso d'una tarda primavera la neve aggrappata alla cima d'un monte una bimba che gioca col cerchio nel parco col dito m'insegni i colori d'autunno e la luce di stelle ad inseguir la luna e conti ad una ad una le spine d'una rosa e le gocce del sangue che la bellezza anela col dito mi mostri il sole e con la mano ti copri gli occhi colpiti dall'abbaglio ed ogni riflesso suo a bagno d'uno stagno con le ninfee pennellate dal sogno d'un artista tutto questo mi dici e ascolto i tuoi pensieri descrivermi il tuo mondo attraverso gli occhi tuoi ma io che sono sciocco ti guardo solo il dito
scrivo poesie perché penso a te e ogni pensiero lega con l'altro formando versi che - rigo dopo rigo - leggo e rileggo nel desiderio che di te mi stringe il petto scrivo poesie perché è stupido e perché anch'io lo sono e stoltamente me ne compiaccio
le mie dita che si muovono lasciano di te le tracce immagini e metafore di come ti vorrei ma poi i colori si mescolano improvvisi e il pennello più di me sa dipingerti per come sei

una poesia per te

questa poesia è per te e nasce - come un fiore - già con i suoi petali di versi e di parole e si veste di colore di pizzi e seta nei pensieri miei quando chiudo gli occhi mute queste strofe sono loquaci torture per l'intimo diaframma che alla distanza s'apre e non sarà più vero quel che rimarrà oltre nel sogno o desiderio solo di te l'abisso

presentazione del libro