Un’interessante svolta “futurista”, di valore pari solo alla transizione gotico-rinascimentale nel campo della pittura, è data al teatro, fino ad allora “bidimensionale”, da una intuizione di Luigi Pirandello che applica al palcoscenico un’assoluta innovazione. La giovane poetica teatrale pirandelliana costruisce già sul set di “così è (se vi pare)” nel 1917 un piano recitativo multilivello: ad una espressione terrena in cui la prosa narra vicende ordinarie affianca un livello metafisico, forse suggerito dalla conoscenza di Freud e della psicanalisi in quel periodo, che verte sul dubbio, sul sospetto e su alcuni comportamenti dell’animo umano in particolari situazioni. Alcuni anni dopo “Sei personaggi in cerca di autore” è l’opera con cui, Pirandello, sigilla un nuovissimo linguaggio teatrale precursore di un genere teatrale che dagli anni 20 ha affascinato scrittori,drammaturghi e registi. Questa soluzione consiste nel porre sul palco assieme al protagonista i personaggi della sua opera. I sei personaggi irrompono nella scena, emergendo dalla sua stessa fantasia, protestando per la scelta dell’autore di cancellarli dalla stesura. Il palcoscenico quindi diviene habitat per due livelli di realtà diverse che vi si intersecano. Questo metateatro è scuola ormai da un secolo e grandi autori e registi ne hanno tratto ispirazione. Woody Allen ad esempio in “Misterioso omicidio a Manhattan” del 1993 ricalca in parte il tema di “Così è se vi pare)” e in tempi assai più recenti un altro esempio ci viene da Salvatores con il film “happy family” 2010. Anche qui i personaggi emergono soggettivamente dalla storia di fantasia per irrompere sul palco e condividere la realtà oggettiva dello scrittore. Risulta deliziosamente inverosimile infine (oltre che nelle opere teatrali di Pirandello) la rivendicazione di un ruolo (anzi un finale, nel caso di Happy Family) che l’autore voleva stornare dalla scrittura. Il risultato oltre che avere risvolti umoristici molto gradevoli ha significati oltremodo profondi. Mantenendo infatti, di Pirandello, la linea dell’umorismo, si potrebbe sostenere che una trentina di anni più tardi il ruolo metafisico dei personaggi del “teatro nel teatro” venga ratificato addirittura dalla Costituzione. I sei personaggi infatti benché scaturiti dalla penna e dalla fantasia hanno ruoli sociali ben definiti e pretendono di interpretare i ruoli sul palco come persone e non personaggi. S’arrogano quindi, come se si fossero costituiti in un Partito, il “diritto di esistere” di partecipazione e di autodeterminazione esattamente come stabilito dall’art. 2 che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia come nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.”. Una frase, questa che contiene tre assunti fondamentali nell’ottica dei “personaggi”: 1) “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo” ed essi pretendono di avvalersene; 2) estremamente significativo è “sia come singolo sia come nelle formazioni sociali”; 3) ma quello che sorprende maggiormente è il terzo: “ove si svolge la sua personalità”! Quest’ultimo in particolare sembra riferirsi chiaramente ai protagonisti dell’opera pirandelliana. Si potrebbe quindi affermare che la nostra Costituzione affonda le radici in quella americana e francese, ma con una spiccata attenzione ai diritti dell’uomo pirandelliano e nel caso particolare proprio a quell”uomo” che contesta il capocomico alla luce del fatto che i diritti naturali, non derivano da una determinata cittadinanza. Cittadinanza. Anche qui si potrebbe discutere se la posizione sul palco, e non nella fiction, dei protagonisti possa inficiare questi loro diritti in quanto essi sono o si ritengono “uomini” per diritto di esistenza poiché essi esistono!
Infine è da sottolineare che l’articolo 2 riconosce i diritti non solo ai singoli individui, ma anzi è garante dei diritti di realtà quali la famiglia, la scuola, la fabbrica, l’ufficio… e non è escluso che questi possano essere applicati anche al teatro e a tutte le categorie di persone che vi prestano la loro opera. Tra questi ovviamente anche i nostri sei eroi che in un’ottica di crisi economica, considerando che svolgono la loro missione a titolo gratuito, se non la retribuzione, almeno dovrebbero avere diritto alla solidarietà sociale che è esplicitamente citata nel Testo istituzionale.
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