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EDVARD MUNCH

EDVARD MUNCH
"Sjalusi"
olio su tela 
67x100 cm
1895 
Munch Museet di Oslo.

di Sergio Carrivale




L’opera è di Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Ekely, 23 gennaio 1944) ed è denominata Sjalusi (Gelosia, 1895 – olio su tela). Il pittore norvegese esponente, tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento di un espressionismo simbolista fa sue, artisticamente, tematiche come l’angoscia e la morte. Argomenti questi che conosce bene a causa degli eventi nefasti che ne segnarono l’infanzia. Anche l’amore è un tema assai caro al pittore che organizza a Berlino alla fine del XIX secolo la sua prima personale chiamata “il Fregio della Vita” divisa in tre sezioni: Amore, Paura e Morte.

I colori utilizzati per la realizzazione dell‟opera sono bui e cupi nel quadro destro, toni scurissimi dal nero al verde della siepe posta alle spalle del personaggio di cui spicca chiaro il viso in tutta la sua angoscia; mentre nel quadro sinistro sono evidenti colori più chiari e la presenza forte del rosso. Le luci e le ombre sono poco marcate.
Non vi è il minimo accenno di prospettiva e la profondità è indicata da elementi quali gradienti di dimensione, di luce e dalla sovrapposizione degli elementi costitutivi.

Sjalusi (Gelosia - olio su tela 67x100 cm 1895 Munch Museet Oslo – scheletro dell’opera.
Il quadro rettangolare, in cui vi è completa assenza di simmetria, sembra essere diviso perfettamente in due sezioni in cui vi è un certo equilibrio poiché alla pesante mole scura del personaggio nel quadro destro, che rappresenta l‟autoritratto del pittore, a destra si contrappongono colori caldi a sinistra, in particolare la pianta di fiori rossi posta all‟estrema sinistra del quadro e la colonna color arancio postale dietro. Nelle linee di forza, in entrambi i fuochi laterali, sono presenti i personaggi maschili; sulla linea diagonale che parte dal punto mediano destro fino al vertice superiore sinistro si trovano i tre volti dei personaggi; sulla linea mediana orizzontale, nella sezione sinistra, si trovano il pube nudo della ragazza, dell‟uomo e più a sinistra il vertice della pianta dai fiori di colore rosso che forse rappresenta il germogliare di un probabile peccato. Specularmente troviamo nel fuoco destro il volto del personaggio in tutta la sua sofferenza per quanto accade alle sue spalle; ancora nel quadro sinistro si può notare una certa presenza di linee verticali (colonna, pianta, personaggi, albero) che rendono una certa ritmicità all‟immagine; la staticità forte che si rileva dal personaggio a destra è contaminata da pose dinamiche come il braccio alzato della donna e dello Spasimante che le offre fiori.
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Quest‟opera, tra le centinaia esposte al Kunsthistoric e al Munch Museet, che ho visitato nel 2009, è quella che mi ha colpito maggiormente per l‟immane espressività e per l‟indiscutibile realtà di quanto il pittore intendeva esporre e trasmettere.
Si dice che la Norvegia è l'unico paese al mondo in cui l'invidia è più forte del desiderio sessuale e che se accade che queste due unità si incrocino sulla stessa strada allora ne può solo scaturire qualcosa di terribile.
Probabilmente l‟ispirazione Munch la trova in un fatto di cronaca nera avvenuto nel 1803 a Erfjord (un omicidio passionale per fatti di gelosia legati ad un matrimonio di interesse, per la precisione), ma la notevole somiglianza col pittore (evidente nel confronto con l‟altro autoritratto in tavola I) non sembra lasciar dubbi sulla sua propria immedesimazione come fosse egli stesso tormentato dalla gelosia. Queste emozioni sono trasmesse, caratteristica tipica dell‟arte di Munch, attraverso i colori che hanno spesso una funzione simbolica. Quest‟opera ne è pregna: il colore rosso della passione che nel quadro sembra assumere un forte senso d'angoscia lo troviamo anche in altri simboli come i frutti, il mantello, il viso della femmina e nei fiori che l'uomo le porge. Munch è determinato ad esprimere col pennello una contrapposizione potente tra il rosso, appunto, il nero del suo vestito e il verde scurissimo della siepe dietro cui osserva le due figure, in cui spicca chiaro il suo viso che trasmette tutto il sentimento e il dolore dell'artista.
La gelosia, quindi, è un male che se da una parte oscura l‟intelletto, come altre forme di alienazione tipiche di artisti famosi (si ricordi Van Gogh ad esempio), dall‟altra estrae dall‟animo del folle alcune positive velleità artistiche. Personalmente ho sperimentato questa affermazione quando, proprio condividendo l‟angoscia di Edvard dipinta sulla parete del Munch Museet, scrissi una poesia che poi in seguito giunse finalista in un concorso letterario, dedicandola proprio al pittore.

Poesia per la lettura dell’opera omonima di Munch

Gelosia
di Sergio Carrivale

nel giardino arido di stoppie
vani tentativi floreali seccano
papaveri sfogliano al vento
e girasoli color della polvere
son curvi col viso nella terra
rossi maturi frutti di delirio
sul grande albero dell'ira
stanno a goder - pare irreale - dell'aria greve
carica di odio
nel giardino nebbia plumbea
immobile con le spalle all'albero
sotto le falde d'un cilindro
due occhi corvini spalancati
in un viso inebetito e pesto
il collo immerso nelle spalle
e il bavero del cappotto scuro
nasconde imbarazzo e pazzia
nelle gote scarlatte di furore
che cresce nell'impotenza di voltarsi e vedere
VEDERE!
sotto la medesima pianta
- oltre il fusto e i frutti a terra -
due figure strette e avvinte
nel cinico abbraccio
di un crudele inganno

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