ADELE LO FEUDO
Pittrice
di Sergio Carrivale
Calabrese di Cosenza di educazione classica, dopo la Laurea in Giurisprudenza decide di seguire ciò che il cuore le indicava e intraprende la carriera artistica ad iniziare dall'architettura d'interni, disciplina questa che ha insegnato per diversi anni.
Era l'ottobre del 2009 quando iniziai a frequentare l'istituto d'arte Bernardino di Betto e nel laboratorio di "pittorica" spiccava un personaggio dall'espressione sempre accesa. In continuo movimento, alla ricerca del tratto attraverso gli occhi da cui trasparivano pensieri in elaborazione, una sorta di incessante work in progress ancor prima del bozzetto. E le sue dita, talvolta veloci e a volte delicate e precise, passavano dallo schizzo su una delle sue mille agende alle carezze col pennello sull'ordito della tela. Vivace e originale anche
nell'abbigliamento, Adele non passò inosservata. Come spesso è accaduto, e accade ancora, degli Artisti si nota per prima cosa l'esteriorità. Avida di informazioni sull'uso delle tecniche spesso chiedeva l'attenzione dell'insegnante e, anche quando questi, per un motivo o per un altro non poteva darle soddisfazione, non l'ho mai vista arrendersi e, talvolta, sperimentare, anche solo per non perdere nemmeno un attimo di pittura. Testardaggine e costanza, desiderio dell'espressione artistica sono i caratteri salienti che spiccavano da questa personalità, racchiusa nel suo mondo di colori e di forme. L'arte per Adele Lo Feudo è un mare in cui immergersi in apnea, avulsa dal resto della realtà. Questo, agli occhi dei suoi compagni, la rendeva esclusiva. Mentre tutti noi del corso di pittorica eravamo presi comunque da tutte le nostre vicende quotidiane, Adele, era l'elemento estraneo al gruppo poiché era l'unica che avesse realmente il bisogno fisico di approfondire le conoscenze nel campo artistico della pittura. Mentre noi altri ci consideravamo gli hobbisti della Pittura, Adele ne era l'apostolo diletto.
nell'abbigliamento, Adele non passò inosservata. Come spesso è accaduto, e accade ancora, degli Artisti si nota per prima cosa l'esteriorità. Avida di informazioni sull'uso delle tecniche spesso chiedeva l'attenzione dell'insegnante e, anche quando questi, per un motivo o per un altro non poteva darle soddisfazione, non l'ho mai vista arrendersi e, talvolta, sperimentare, anche solo per non perdere nemmeno un attimo di pittura. Testardaggine e costanza, desiderio dell'espressione artistica sono i caratteri salienti che spiccavano da questa personalità, racchiusa nel suo mondo di colori e di forme. L'arte per Adele Lo Feudo è un mare in cui immergersi in apnea, avulsa dal resto della realtà. Questo, agli occhi dei suoi compagni, la rendeva esclusiva. Mentre tutti noi del corso di pittorica eravamo presi comunque da tutte le nostre vicende quotidiane, Adele, era l'elemento estraneo al gruppo poiché era l'unica che avesse realmente il bisogno fisico di approfondire le conoscenze nel campo artistico della pittura. Mentre noi altri ci consideravamo gli hobbisti della Pittura, Adele ne era l'apostolo diletto.
Quel che emerge dal carattere della pittrice sognante é che dal sogno stesso essa trae, anzi vi ricerca l'ispirazione come in uno specchio il riflesso della realtà. Un doppio onirico da cui sono nate opere come Che m'importa se ho ali per volare una sorta di protesta verso quei perni metallici che la inchiodano ad una realtà stoica, oppure in Non vorrei mai, anche qui l'estro dell'artista è saldamente ancorato alla realtà da alcune mollette. Le due opere rappresentano quindi un urlo con cui la Pittrice esprime forte il desiderio di un vivere oltre la materia, oltre l'oggettività. Non a caso le sue opere, prima di trovare la giusta location nelle sale espositive o negli ambienti artistici, seguono un percorso preciso: prendono forma nel buio della sua camera dove con gli occhi aperti, Adele, ama pensare. Visualizzare e dialogare col suo proprio Io trasferendone poi le sintesi sotto forma di schizzi o bozzetti sulle sue numerose agende in forma di piccoli francobolli che sono l'embrione di ogni sua opera, ed infine il risultato prende forma definitivamente sulla tela.
Oggi, a distanza di oltre cinque anni in cui ho avuto il piacere di conoscere Adele ancora meglio, mi accorgo che poco è cambiato: l'indispensabile contatto col colore e col pennello è il Leitmotiv che si è susseguito nel tempo in una serie di esplosioni metaforiche sulle centinaia di tele bianche a cui ha dato, oltre che vita, significato e profondità con diversi temi ed interpretazioni della realtà. Idee e progetti che spaziano in ogni campo dell'esistenza umana prendono forma in opere che spesso pongono domande retoriche allo spettatore. L'introspezione con cui ha espresso nella sua mostra ali per volare le sue personali e intime visioni dell'amore e della vita è un'acuta indagine sulla poliedricità dell'animo umano in chiave metafisica.
Ed è proprio su questa strada che nella Pittrice prende corpo e cresce il simbolismo dell'anima.
Visioni parziali e claustrofobiche di un tutto incompleto offrono la possibilità allo spettatore attento di intervenire e leggere oltre ciò che appare. Leggere scorci e particolari che possono sfuggire ad un primo impatto e che rappresentano una vera e propria esplorazione visiva delle sue opere. Quante volte un fatto palese nasconde un concetto più profondo? Quanto spesso l'evidenza di un fatto ci porta a cadere nell'equivoco? In una civiltà ormai mediale si perde il senso del reale. La pittura di Adele è una terrena metafisicità, un ossimoro, oppure semplicemente la traduzione pirandelliana del vero oltre il visibile.
Adele inizia a creare un suo personale simbolismo del colore, un'etichetta, il tratto distintivo della sua maturità pittorica e poetica: il fucsia. Artista capace di porre il suo corpo stesso come mezzo espressivo di una comunicazione diretta, interpretando il ruolo di una fucsia queen discretamente ermetica, in una serie di dipinti umoristici dai risvolti profondi e provocatori: ad una chiara sensualità accosta significati surreali ed enigmatici. Come ad esempio l'immagine amaramente ironica di Lui mi ama, in cui il foulard fucsia avvolto intorno al collo, teso in uno spasmo quasi erotico, è l'espressione violenta della possessività. Metafora assolutamente originale della violenza sulle donne. Artista coraggiosa e pronta a mettersi in gioco, col pennello tra le dita, Adele non solo riesce a scrollarsi di dosso quel pudore estetico che è come un impermeabile grigio in un giorno di sole, ma va oltre: impressionando per l'alto grado di ironia che permea immagini altrimenti stereotipe di una moderna società medievale che opera sulla superstizione o sulla mercificazione del corpo femminile. E della morte stessa. Nelle sue opere diviene visibile la firma cromatica di un linguaggio pittorico nuovo, tutt'altro che scontato con cui riesce a trasmettere le proprie sensazioni e le proprie visioni di vita, amore, società. E proprio di questi aspetti che con una delicatezza angelica riesce a cogliere la sintesi in un dipinto che è un vero e proprio atto di tenerezza. La sobrietà delle tinte grigie che leggermente virano verso il lilla dello sfondo incorniciano il volto e il corpo di un personaggio, Scarlet, assorto nei suoi pensieri che sembrano prendere corpo nell'abbraccio del velo trasparente. Risulta sensibile una patina di tristezza, il disagio e il desiderio trasmesso dal soggetto che anche qui contrappone in un'intima conflittualità la voglia di libertà nelle pieghe del velo tra le braccia e la fascia che imprigiona la testa e nasconde l'essenza intellettuale del modello. Sebbene nel complesso questo dipinto sia una bellissima citazione ingresiana non è dal grande pittore che Adele attinge ispirazione. E' con Frida Kahlo che ha un'evidente affinità che va ben oltre l'arte e con Niki de Saint Phalle dalla quale è rimasta affascinata. Queste due artiste rappresentano il viaggio che ALF ha intrapreso da dalla trasgressione surrealista e introspettiva ad un iperrealismo che spesso fa uso di oggetti comuni per rappresentare alcuni moti del suo animo. In particolar modo le piume che nelle opere di Adele interpretano la funzione di sogni, desideri, pensieri, idee… In ogni tela l'Artista ci parla di se utilizzando un linguaggio proprio e consono col dialogo che Ella stessa intende affrontare col soggetto. E le tele comunicano per metafore il legame che si instaura tra l'aura impalpabile, che è il grembo dell'opera, e la materia che prende vita sulla tavolozza dei sogni con cui Adele colora quel bianco della notte che in fondo altro non è che la tela grezza. Progetti, desideri e cose futili, lacrime e sorrisi, cicatrici e ricordi sono mille sfumature di colore con cui nella pittura ALF riesce ad esprimere se stessa senza le catene che ne imbriglino l'esuberante fantasia. Attualmente è impegnata su diversi percorsi artistici. Partecipa frequentemente a manifestazioni e concorsi con le sue opere d'arte pittorica. Il 2013 è stato per Adele l'anno di Riflessioni (ma non solo) mostra personale di cui ha curato l'organizzazione. Il tema affrontato è quello duale dello specchio. Ed è in un tunnel che si è svolta l'esposizione personale Riflessioni di Adele Lo Feudo. In sette passi, circa la lunghezza del “tunnel”, l'Artista metaforizza omnia mutantur il vero con l'astratto. All'immagine terrena, poiché sognare è più dolce che vivere la vita stessa, Adele contrappone un “doppio” extra-terreno identico e speculare, ma fatto di sogni. che riporta chiaramente la firma stilistica della Pittrice.
Sempre nel 2013 ha promosso e organizzato la mostra, itinerante tra Perugia e Cosenza, Un Petalo rosa – per non dimenticare – impegno nel sociale contro la violenza sulle donne.
Sette sono in sintesi i passi che l'artista ha percorso vivendo full time il suo carattere creativo ancora in cammino.
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